Il ritrovamento di tombe dei sec. IV-III a.C. indica che la zona era già
all’epoca abitata da popolazioni indigene, mentre l’esistenza di “Bardali o
Baruli” è citata solo in epoca romana, probabilmente fungeva da porto a Canosa.
Nel 584-590 vi trovarono rifugio esuli da Canosa che fuggivano alle stragi del
re longobardo Autari.
Con la dominazione dei Normanni cominciò a diventare importante centro
commerciale e nel 1083 aumentò la popolazione con gli esuli di Canne, distrutta
da Roberto il Guiscardo.
Nel 1228 Federico II vi radunò il parlamento dei baroni per designare la
successione (al figlio Enrico) prima di partire per la Crociata.
Morto Federico II si ribellò, ma fu riconquistata da Manfredi (1251) che vi
soggiornò a lungo.
Durante il regno di Carlo I d’Angiò furono coniati i “regali” e i “tarì d’oro”.
Con gli Angioini la città prosperò intensificando i commerci ed aumentò la
flotta.
Nel 1459 vi fu incoronato re Ferdinando I d’Aragona.
Nel periodo delle guerre tra Francesi e Spagnoli, avvenne la disfida di Barletta
(1503)
Nel 1428 fu parzialmente distrutta da Lautrec.
Ebbe notevoli danni dai terremoti del 1689 e 1731 e dalla pestilenza nel
1656-1657.
Il Monastero di San Ruggero venne eretto nel sec. XII, dedicato a Santo Stefano
fu affidato alle Monache Benedettine.
Il 18-06-1276 vi furono trasferiti i resti mortali del Vescovo Ruggero, quindi
il Monastero cambiò nome con San Ruggero.
Dal 1812 il Monastero fu affidato alle Monache Benedettine Celestine della
Santissima Annunziata.
Barlettaè città natale del pittore Giuseppe De Nittis (1846-1884).
La Basilica di San Sepolcro, originariamente romanica e trasformata in gotica
nel sec. XIII, fu eretta sopra un’antica chiesa citata nel 1061, con campanile
quadrato, mozzato dopo il terremoto del 1456, interno a tre navate divise da
pilastri, fonte battesimale del sec. XIII.
Il tesoro conserva reperti portati dalla Palestina da Rodolfo, patriarca di
Gerusalemme, che nel 1299 si ritirò a Barletta.
Di fianco, alla Basilica, si trova il “Colosso”, grande statua in bronzo del
sec. IV d.C. raffigurante un imperatore (forse Valentiniano I).
Il Castello, a forma quadrilatera, fu eretto dagli Svevi sopra una preesistente
fortificazione normanna.
Nel 1259 fu sede regale di Manfredi.
Nel 1282-1291, per volere di Carlo I d’Angiò, venne rafforzato e fu costruito un
lussuoso palazzo.
Nel 1532-1537, per volere di Carlo V, furono costruiti i quattro possenti
baluardi angolari a lancia, con profondi fossati.
All’interno del Castello ha sede il Museo Civico e Pinacoteca Giuseppe De
Nittis.
Il Duomo è intitolato a Santa Maria Maggiore, fu iniziato nel 1140, consacrato
nel 1267, ampliato nel 1307, interno basilicale a tre navate, abside poligonale,
campanile sul fianco, copertura a capriate, Cripta con tre absidi originari e
resti della chiesa paleocristiana del sec. X-XI.
La chiesa di Sant’Andrea fu eretta nel sec. XII sopra una preesistente (dedicata
a San Pietro) del sec. VI, ed ampliata nel 1528, coro ligneo intagliato del
1599.
La Porta Marina, unica rimasta della cinta muraria, immette al Porto.
La Cantina della Disfida conserva mobili e arredi d’epoca, con gli scudi e gli
stemmi dei 13 italiani che parteciparono alla “disfida”.
Il Santuario della Madonna dello Sterpeto conserva una tavola del sec. XIII.
Il Museo Antiquarium si trova nell’area archeologica che comprende anche Canne
(famoso per la vittoria di Annibale sui Romani nel 216 a.C.).
La storica “disfida di Barletta” fa parte del periodo della guerra tra Francesi
e Spagnoli per la spartizione del Napoletano.
Gli Spagnoli, che avevano molti “italiani” alleati, fecero prigioniero il
capitano francese La Motte e lo portarono a Barletta.
La Motte oltraggiò gli italiani e li sfidò, pronto a dimostrarne l’inferiorità.
Fu deciso uno scontro tra 13 cavalieri francesi capitanati da La Motte e 13
cavalieri italiani (tra cui Fanfulla da Lodi, Giovanni Brancaleone, Riccio da
Parma, Fabrizio Colonna) guidati da Ettore Fieramosca, che sconfissero i
francesi.
Il 13 febbraio si svolge il “Certame Cavalleresco” per rievocare la disfida con
figuranti in costume ed una ricca scenografia.