Secondo una tradizione fu fondata da coloni spartani guidati da Falanto nel
706 a. C., mentre il nome “Taras” (latino Tarentum) è una derivazione messapica.
Fu in guerra con i vicini e con i Messapi del Salento (dove fondò la colonia di
Gallipoli), con i Peucezi da cui fu prima sconfitta (470 a. C.) e poi vittoriosa
e con altre città della Magna Grecia, tra cui Turi e Metaponto.
Si sviluppò notevolmente e aumentò le ricchezze nel sec. IV a.C. con Archita
(amico di Platone) uomo insigne a capo della città (367-361 a.C.) e di
un’alleanza italiota.
Nel 338 a.C. il re di Sparta Archidamo, alleato di Taranto contro i Messapi,
morì combattendo sotto le mura di Manduria.
Il re dell’Epiro, Alessandro il Molosso, alleato di Taranto contro i Lucani,
tentò di creare uno stato italico, ma il progetto falli nel 330 a.C. con la sua
morte.
Quindi Taranto fece venire da Sparta, Cleonimo, nella guerra contro i Lucani che
si allearono con Roma, al che Romani e Tarantini conclusero un accordo per cui
le navi romane non dovevano superare il limite territoriale del promontorio
Lacinio (attualmente Capo Colonna).
Nel 281 a.C. le navi romane entrarono nel golfo di Taranto iniziando una guerra
nella quale i Tarantini si allearono con Pirro, re dell’Epiro, chiedendogli di
intervenire.
Alla fine delle guerre di Pirro (280-275 a.C.) a Taranto rimase un presidio
dell’Epiro con a capo Milone, che nel 272 a.C. si arrese ai romani,
consegnandogli la città a dure condizioni di resa.
In questa occasione fu portato a Roma, come schiavo, Livio Andronico che in
seguito venne affrancato.
La città fu federata a Roma con un presidio romano nella rocca.
Si ribellò a Roma nel 212 a.C. alleandosi con Annibale, ma nel 209 a.C. fu
ripresa da Quinto Fabio Massimo e saccheggiata.
Nel 123 a.C. si fu stanziata la colonia “Neptunia” e poco dopo diventò municipio
romano, ma decadde d’importanza con il fiorire della città di Brindisi.
Nel 662 il possesso della città passò dai Bizantini ai duchi di Benevento.
Dall’842 al 880 fu possesso dei Saraceni.
Fu rioccupata dai Greci ma nuovamente distrutta dai Saraceni nel 927.
Nel 967 fu ripresa dall’Imperatore Niceforo Foca, che la ricostruì radicalmente,
facendone un importante centro militare bizantino che resistette per molti anni
agli attacchi dei Normanni, ma nel 1063 capitolò e fu conquistata da Roberto il
Guiscardo.
Con Boemondo d’Altavilla diventò centro di un potente feudo, arrivando al titolo
principesco, ed appartenendo successivamente alle case regnanti dei normanni,
degli svevi e degli angioini.
Nel 1301 fu di Filippo I d’Angiò (figlio di CarloII), poi dei Del Balzo e degli
Orsini.
Dal 1393 a 1406, con Raimondello Del Balzo Orsini, il Principato di Taranto
comprendeva gran parte della Puglia e della Basilicata.
Alla morte di questi, il principato venne affidato a Ladislao di Durazzo che
tentò vanamente (nel 1406 e nel 1407) di entrarne in possesso, riuscendoci solo
con il matrimonio con Maria d’Enghien, vedova di Raimondello.
Nel 1463 il principato di Taranto entrò a far parte della corona.
Nel 1502 fu occupata e conquistata da Consalvo di Còrdova.
La città fu notevolmente fortificata da Giovanni d’Austria, negli ultimi anni
del sec. XVI, per difendersi dagli attacchi dei Turchi.
Nel 1647-1648 si manifestarono insurrezioni popolari contro i nobili
(ripercussione dei moti di Masaniello) presto stroncate dal Cardona.
Nel 1734 entrò in possesso dei Borboni.
Nel 1799 entrò a far parte della Repubblica Partenopea.
Oltrepassato il ponte girevole ci si trova nella città vecchia che occupa
l’isola tra i due mari.
Il Castello fu fatto edificare nel 1481-1492 da Ferdinando d’Aragona sopra delle
preesistenti fortificazioni bizantine e ampliato nel 1577, con quattro torrioni
cilindrici collegati da larghe cortine e da baluardi, all’interno si trova la
Cappella di San Leonardo, restaurata nel sec. XVI, dove nel 1407 si celebrò il
matrimonio tra Ladislao di Durazzo e Maria d’Enghien.
Dietro il Castello sorge il Palazzo del Municipio che conserva un ricco
Archivio.
Quindi i ruderi di un tempio dorico (sec. VI a.C.).
La casa natale del musicista Giovanni Paisiello (1740-1816).
La Casa dei Gesuiti custodisce tre tele di De Matteis.
Il Duomo, intitolato a San Cataldo, fu eretto nel 1070 circa, rielaborando
un’antica costruzione del sec. X o XI e rimaneggiato nel 1596 e nel 1657, con
facciata barocca elaborata nel 1713, mentre il campanile, del 1423, è stato
rifatto con i restauri, Battistero in vasca monolitica bizantina, interno a
pianta basilicale con tre navate divise da 16 colonne, pavimento con resti
originari a mosaico, Cupola rifatta nel 1657, ciborio del 1653, la Cappella di
San Cataldo (detta Cappellone) rifatta nel 1657, l’altare custodisce le reliquie
di San Cataldo (vescovo di Rachau - Irlanda, morto a Taranto nel sec. VII),
Cripta con grandi arcate e affreschi bizantini, il Tesoro custodisce reperti dei
sec. VII-VIII.
Il Palazzo Vescovile conserva pregevoli tele.
Nel Palazzo Galeotta ha sede il Museo Etnografico “Alfredo Majorano”.
La chiesa di San Domenico Maggiore o di San Pietro Imperiale fu eretta nel sec.
XI e ricostruita nel 1302 e successivamente rimaneggiata, con portale ogivale
con baldacchino, rosone, campanile a vela con arco ogivale, interno ad una
navata con cupola e abside quadrata, cappelle con decorazioni in marmi
policromi.
Il Palazzo Pantaleo ospita provvisoriamente il Museo Nazionale Archeologico, in
attesa che torni nella sede presso il Convento degli Alcantarini.
Il Ponte di Porta Napoli (sopra il canale naturale) collega la città Vecchia al
Borgo, formato da magazzini e impianti industriali.
Il Palazzo degli Uffici fu eretto nel 1896.
L’Istituto Talassografico ospita il Museo Oceanografico del CNR.
Sulla Rotonda a mare, ampia terrazza semicircolare, si trova il palazzo della
Prefettura.
La concattedrale, intitolata alla Gran Madre di Dio, è stata eretta nel 1971.
La struttura denominata “Boccardi Center” ospita la Biblioteca Civica di Pietro
Acclavio, con circa 150.000 volumi, pergamene, incunaboli e custodisce la
riproduzione di una tavola in bronzo “Lex Municipii Trentini”.
Dal giovedì al sabato Santo si svolgono i Riti della Settimana Santa; la sera
del giovedì Santo, dalla chiesa di San Domenico, prende il via la processione
dell’Addolorata, con la statua della Madonna che viene condotta di chiesa in
chiesa nella vana ricerca del Figlio, con i portatori incappucciati, scalzi e
coronati di spine che incedono al suono della “troccola” con passo lento e
dondolante, impiegando l’intera notte per percorrere quattro chilometri; il
venerdì Santo si svolge la processione dei Misteri con inizio dalla chiesa del
Carmine, con portatori incappucciati in costume che conducono, con grande
lentezza, la bara del Cristo Morto e sei gruppi di statue.
L’8 - 10 maggio si svolge la Festa Patronale di San Cataldo con il Palio remiero
di imbarcazioni dei rioni cittadini; la sera del 10 la statua argentea del Santo
viene portata in processione sul mare con imbarcazioni addobbate, mentre il
Castello viene illuminato da fuochi artificiali; contemporaneamente, a terra, si
gustano piatti e dolci tipici locali, tra cui le “carteddate” (frittelle al vino
cotto); il Palio remiero viene effettuato anche il 20 luglio.
La prima domenica di Settembre si celebra la “Stella Maria” con processione
della statua Mariana portata al molo e imbarcata su un peschereccio pavesato
seguito dalle altre imbarcazioni; il corteo si dirige verso il canale navigabile
dove il parroco invoca in preghiera la protezione della Madonna, lanciando in
mare una corona d’alloro in memoria dei caduti.
Nel mentre a terra si svolge la Sagra del pesce e della cozza tarantina, con
degustazione delle specialità marinare.
Storia della Puglia
Città e Località
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