Feste e Tradizioni a Spinazzola



Dopo esserci immersi in uno dei Comuni più belli della provincia di Andria, Trani e Barletta ed aver visto cosa vedere a Spinazzola, passiamo alle feste ed alle tradizioni del paese. Per tale motivo abbiamo intitolato questa guida come Feste e Tradizioni a Spinazzola.

Al visitatore che entra in questo rustico paese salta subito agli occhi la genuinità degli abitanti e la loro sincera cordialità.

Addentrandosi poi, per le sue strade si può sentire tutto il sapore di una tradizione antica, ma sempre viva, coltivata con zelante dedizione da chi vi abita. Una terra così antica ha alimentato profonde tradizioni popolari. Esse sono in gran parte legate alla feste religiose e alcune di esse sono ancora vive e sentite, di altre invece, se ne perdono le tracce nel tempo. Basti ricordare la festa della Madonna dell’arco del Capitolo e quelle ormai presenti solo nella memoria dei più anziani, come la festa della Madonna del popolo, della Madonna del Carmine, di San Rocco e la sagra del vino caldo e delle pettole a vento.

San Rocco ha indubbiamente occupato un posto di rilievo nel paese.

La festività ricorreva il 16 Agosto, all’epoca in cui i grandi raccolti agricoli della cerealicoltura erano solitamente terminati. Ormai liberi dal lavoro e per ringraziare il Santo del raccolto, nell’antica tradizione popolare prendevano forma manifestazioni di venerazione, che si esprimevano con gli “altarini di San Rocco”. Si adornava l’immagine del santo, posta su altarini improvvisati nelle strade, con i fiori naturali e di carta, con festoni fatti a mano con carte colorate o vecchi giornali e con candele e si addobbavano intere strade con rami di alberi, con improvvisati lampioncini, con trine, merletti e drappi di seta. Di altarini venivano messi su a decine, parsi in tutto il paese.

La gente passava, guardava, ammirava e spesso lasciava qualche soldo per le spese. Sul tardi, gli abitanti della strada si raggruppavano di fronte all’altarino, si sedevano e, dopo aver cantato, mangiavano il grano cotto con i ceci. Ciò fino alle ultime ore della sera quando nei vari rioni del paese aveva inizio il pellegrinaggio verso la Basilica di San Rocco di Tolve. L’abbandono del nucleo antico e il crescente numero degli emigranti sono fattori che determinano l’affievolirsi dell’interesse al ripetersi di queste manifestazioni popolari durante la stagione invernale.

Influente è, infatti, l’abitudine degli emigrati di ritornare al proprio paese di origine per trascorrervi le vacanze estive, cosicché gran parte delle iniziative si svolgono durante questo periodo.



Precedentemente, si era soliti organizzare il 15 giugno, la festa religiosa-popolare di S. Vito. Questa festa si svolgeva in un rione, in un ampio largo, antistante la chiesetta dedicata al Santo. Gli ingredienti fissi del notevole successo erano costituiti da alcune gare e giochi di natura popolare, quale l’albero della “cuccagna”, che vedeva impegnati i giovani divisi in squadre ben equipaggiate per contrastare gli effetti del grasso di cui è unto l’albero stesso, la corsa nei sacchi, gli spaghetti mangiati senza l’uso delle mani, le corse in bicicletta riservate ai bambini fino ai sei anni. La festa durava solo mezza giornata, dal primo pomeriggio alla mezzanotte o poco più, ma viveva di una intensità senza pari.

Cominciava con una funzione religiosa nella piccola chiesetta del Santo, seguita, da una breve processione limitata ad alcune vie del quartiere, e successivamente si snodava in tante piccole attrazioni e commerci (vendita di novelline, di ceci e fave arrostite, di lupini, di “còpéta” (torrone), di palloncini, di gelati, di “grattamarianna” (ghiaccio grattugiato).

La festa continuava con le gare e si chiudeva con lo sparo di piccoli fuochi d’artificio. In questi ultimi anni la festa è stata ripristinata, con grande gioia degli Spinazzolesi, che vi partecipano sempre più numerosi.

Sentitissimo è, ancora oggi, è il culto della Madonna del Bosco, cui è dedicato un santuario posto a qualche Km dal centro abitato.

L’immagine sacra della Vergine: la “Madonna con Bambino” si dice rinvenuta in una imprecisa data in un tronco d’albero nel bosco prospiciente il Vallone Gadone –Turcitano.

Ed a questo proposito fra i “si dice” e i “si racconta”, si sviluppa una leggenda che è piacevole oltre che doveroso “custodire” perché pregna di tanti atti di fede, al di là di ogni ragionevole dubbio. La leggenda narra che un tagliaboschi, mentre era intento al suo lavoro rinvenne questo dipinto nel tronco di un albero dove probabilmente era stato nascosto.

Le solennità in onore della Santa Patrona si svolgono nei giorni 12 , 13 e 14 agosto. In questo lasso di tempo si alternano occasioni mondane, quali l’esibizione di varie orchestre e di un noto cantante della scena musicale Italiana, e riti religiosi a cui la partecipazione della popolazione non accenna a diminuire. Il culmine delle festività si raggiunge però, il 14, quando i fedeli in processione accompagnano l’effige della Madonna al Santuario, dove rimane fino al martedì dopo Pasqua. I festeggiamenti si concludono nella serata dello stesso giorno con i giochi pirotecnici.

Ancora oggi, invece, si festeggia San Sebastiano, il Santo Patrono del paese. Tutto comincia nel pomeriggio del giorno 20 gennaio quando il busto in argento del martire viene portato in processione seguito dai numerosi fedeli, e si conclude con gli immancabili fuochi pirotecnici.

Prima però in segno di venerazione del Santo, la sera del 19 Gennaio, si accendevano grandi falò nei vari quartieri del paese. Secondo una credenza popolare i falò accesi la vigilia di San Sebastiano erano beneaugurati per le donne incinte che, partecipandovi, avrebbero certamente partorito un maschietto.

La caratteristica comune a queste manifestazioni popolari è la garanzia di esserne coinvolti anche senza volerlo, perché l’odore di festa aleggia nella stessa aria che si respira.